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13 aprile 2005

Compleanno di Jefferson festeggiato con il "bro" John Perry Barlow

Nessun-posto. Aprile 13 2005 Per celebrare il "compleanno" di Thomas Jefferson non posso cavarmela come ho fatto sotto e nemmeno, come ho fatto a dicembre, citando il suo amico "virginiano" Philip Mazzei, nato a Poggio a Caiano e agente doppio del re di Polonia e di Jefferson (solo Jefferson però lo sapeva). Mazzei, lo dico per gli italiani, fu anticipatore della RIA (Raccoon's Intelligence Agency) ed oltre al lavoro non-compartimentato per Polonia e US, fu il primo a importare vitigni europei in America del nord, anticipando i francesi di parecchi decenni. La mente libertaria di Filippo partorì "Tutti gli uomini sono uguali" quella pratica portò il sangiovese di Chianti in Virginia e North Carolina
Oggi però il miglior modo per celebrare Jefferson mi pare quello di far festa con l'amico John Perry Barlow (vi linko il blog anzi la typepad di barlow born, Jackson Hole, Wyoming e allevatore di vacche), divenuto poi nei primi anni '90 (quelli del favoloso hacking in cui voi eravate ancora ragazzi, ndrac) il Thomas Jefferson di Internet. Perchè proprio così tutti lo definirono, da Bill Gates (che temo lo odiasse) a tanti di noi vecchi smanettoni di quel tempo beato in cui hacking non voleva dire spam di viagra o sitiporno.

Celebro Jefferson offrendovi la A Declaration of the Independence of Cyberspace a Davos, Svizzera - 8 febbraio 1996 di John Perry Barlow
Non sorridete per l'enfasi e l'utopia che vi troverete perchè  alla lunga certe forzature hanno avuto un buon peso
Aggiungo sotto le non-solo-mie penose traduzioni in italiano, francese e spagnolo

A Declaration of the Independence of Cyberspace...

Governments of the Industrial World, you weary giants of flesh and steel, I come from Cyberspace, the new home of Mind. On behalf of the future, I ask you of the past to leave us alone. You are not welcome among us. You have no sovereignty where we gather.

We have no elected government, nor are we likely to have one, so I address you with no greater authority than that with which liberty itself always speaks. I declare the global social space we are building to be naturally independent of the tyrannies you seek to impose on us. You have no moral right to rule us nor do you possess any methods of enforcement we have true reason to fear.

Governments derive their just powers from the consent of the governed. You have neither solicited nor received ours. We did not invite you. You do not know us, nor do you know our world. Cyberspace does not lie within your borders. Do not think that you can build it, as though it were a public construction project. You cannot. It is an act of nature and it grows itself through our collective actions.

You have not engaged in our great and gathering conversation, nor did you create the wealth of our marketplaces. You do not know our culture, our ethics, or the unwritten codes that already provide our society more order than could be obtained by any of your impositions.
You claim there are problems among us that you need to solve. You use this claim as an excuse to invade our precincts. Many of these problems don't exist. Where there are real conflicts, where there are wrongs, we will identify them and address them by our means. We are forming our own Social Contract. This governance will arise according to the conditions of our world, not yours. Our world is different.

Cyberspace consists of transactions, relationships, and thought itself, arrayed like a standing wave in the web of our communications. Ours is a world that is both everywhere and nowhere, but it is not where bodies live.
We are creating a world that all may enter without privilege or prejudice accorded by race, economic power, military force, or station of birth. We are creating a world where anyone, anywhere may express his or her beliefs, no matter how singular, without fear of being coerced into silence or conformity.

Your legal concepts of property, expression, identity, movement, and context do not apply to us. They are based on matter, there is no matter here.
Our identities have no bodies, so, unlike you, we cannot obtain order by physical coercion. We believe that from ethics, enlightened self-interest, and the commonweal, our governance will emerge. Our identities may be distributed across many of your jurisdictions. The only law that all our constituent cultures would generally recognise is the Golden Rule. We hope we will be able to build our particular solutions on that basis. But we cannot accept the solutions you are attempting to impose.

In the United States, you have today created a law, the Telecommunications Reform Act, which repudiates your own Constitution and insults the dreams of Jefferson, Washington, Mill, Madison, DeToqueville, and Brandeis. These dreams must now be born anew in us.
You are terrified of your own children, since they are natives in a world where you will always be immigrants. Because you fear them, you entrust your bureaucracies with the parental responsibilities you are too cowardly to confront yourselves. In our world, all the sentiments and expressions of humanity, from the debasing to the angelic, are parts of a seamless whole, the global conversation of bits. We cannot separate the air that chokes from the air upon which wings beat.

In China, Germany, France, Russia, Singapore, Italy and the United States, you are trying to ward off the virus of liberty by erecting guard posts at the frontiers of Cyberspace. These may keep out the contagion for a small time, but they will not work in a world that will soon be blanketed in bit-bearing media.

Your increasingly obsolete information industries would perpetuate themselves by proposing laws, in America and elsewhere, that claim to own speech itself throughout the world. These laws would declare ideas to be another industrial product, no more noble than pig iron. In our world, whatever the human mind may create can be reproduced and distributed infinitely at no cost. The global conveyance of thought no longer requires your factories to accomplish.
These increasingly hostile and colonial measures place us in the same position as those previous lovers of freedom and self-determination who had to reject the authorities of distant, uninformed powers. We must declare our virtual selves immune to your sovereignty, even as we continue to consent to your rule over our bodies. We will spread ourselves across the Planet so that no one can arrest our thoughts.

We will create a civilisation of the Mind in Cyberspace. May it be more humane and fair than the world your governments have made before.
Davos, Switzerland
February 8, 1996
John Perry Barlow, Cognitive Dissident
Co-Founder, Electronic Frontier Foundation

in italiano

Governi del mondo industriale, affaticati giganti di carne e acciaio, vengo da Cyberspazio, la nuova casa della Mente. Per il futuro, chiedo a voi, entità del passato, di lasciarci soli. Non siete ben voluti in mezzo a noi. Non avete sovranità sui luoghi dove ci incontriamo. 

Noi non abbiamo eletto un governo , è anche probabile che non lo faremo, così vi parlo con l'autorevolezza con cui parla la libertà . Dichiaro che l'intero spazio sociale che stiamo costruendo è per sua natura indipendente dalle tirannie che voi vogliate imporci. Non avete alcun diritto morale di governarci e non siete in possesso di alcun metodo di costrizione di cui noi si possa ragionevolmente temere.

I Governi ricevono il loro potere dal consenso dei loro sudditi. Non ce lo avete chiesto e non ve l'abbiamo dato. Non vi abbiamo invitati. Non ci conoscete e non conoscete neppure il nostro mondo. Cyberspace non è dentro i vostri confini. Non pensate che esso si possa costruire come se fosse il progetto di una cosa pubblica. Non potete. È un atto di natura e si sviluppa per mezzo delle azioni di tutti noi.

Non siete stati coinvolti nelle nostre grandi e partecipate discussioni e non avete creato il valore dei nostri mercati. Voi non conoscete la nostra cultura, la nostra etica, e nemmeno i codici non scritti che danno alla nostra società piu' ordine di quello che potrebbe essere ottenuto dalle vostre imposizioni.

Voi affermate che ci sono problemi fra di noi che voi dovete risolvere. Questa affermazione è un pretesto per invadere le nostre aree. Molti di questi problemi sono inesistenti. Affronteremo con i nostri mezzi i conflitti e le cose che da noi non vanno. Stiamo costruendo un nostro Contratto Sociale. Questo potere si svilupperà secondo le condizioni del nostro mondo, non del vostro. Il nostro mondo è diverso.

Cyberspazio è fatto di transazioni, di relazioni, e di pensiero puro disposti come un'onda permanente nella ragnatela delle nostre comunicazioni. Il nostro è un mondo che si trova contemporaneamente dappertutto e da nessuna parte, ma non è dove vivono i nostri corpi.
Stiamo creando un mondo in cui tutti possano entrare senza privilegi o pregiudizi basati sulla razza, sul potere economico, sulla forza militare o per diritto acquisito.
Stiamo creando un mondo in cui ognuno in ogni luogo possa esprimere le sue idee, senza pregiudizio riguardo al fatto che siano strane, senza paura di essere costretto al silenzio o al conformismo.

I vostri concetti di proprietà, espressione, identità, movimento e contesto non si applicano a noi. Essi si basano sulla materia. Qui non c'è materia.

Le nostre identità non hanno corpo, così, a differenza del vostro mondo, non possiamo imporre l'ordine con la coercizione fisica. Noi crediamo che il nostro potere emergerà dalla morale, dal nostro interesse personale illuminato, dal mercato comune. Le nostre identità possono essere distribuite attraverso molte delle vostre giurisdizioni. L'unica legge che le nostre culture costituenti riconosceranno in modo diffuso sarà la Regola Aurea. Sulla base di essa speriamo di essere capaci di adottare soluzioni specifiche. Non possiamo però accettare le soluzioni che state cercando di imporre.

Negli USA è stata fatta una legge, il Telecommunications Reform Act, (ndr.decaduta perchè anticostituzionale e comunque inapplicabile) che è in contrasto con la Costituzione USA e che insulta i sogni di Jefferson, Washington, Mill, Madison, DeToqueville e Brandeis. Questi sogni adesso devono rinascere in noi.

Vi terrorizzano i vostri figli, poiché sono nati in un mondo che vi considererà sempre intrusi. E temendoli, da codardi affidate alle vostre burocrazie la responsabilità di genitori . A casa nostra i sentimenti e le espressioni di umanità, dalla più semplice a quella più angelica, sono parti di un tutto senza confini, lo scambio generale dei bits. Non possiamo separare l'aria soffocante dall'aria spostata dalle ali degli angeli.

In Cina, Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e Stati Uniti, state cercando di bloccare il contagio della libertà erigendo posti di guardia ai confini di Cyberspace. Questi potranno imporsi per i primi tempi, ma il blocco non potrà più funzionare in un mondo in cui i bits si insinueranno dappertutto.

Le vostre industrie dell'informazione, diventando obsolete, cercano di perpetuarsi proponendo leggi, in America e altrove, le leggi pretendono la facoltà di parola in ogni parte del mondo. Queste leggi dichiarano che le idee sono dei prodotti industriali, meno preziosi della palta. Nel nostro mondo, tutte i prodotti della mente umana possono essere copiati e distribuiti gratis e all'infinito . Il pensiero non ha più bisogno delle vostre industrie.

Queste misure sempre più ostili e coloniali ci mettono nella stessa posizione di quegli antichi amanti della libertà e dell'autodeterminazione che furono costretti a rifiutare l'autorità di poteri distanti e poco informati. Noi dichiariamo le nostre coscienze virtuali immuni dalla vostra sovranità, anche se avete il potere di governare sui nostri corpi. Noi ci espanderemo su tutta la terra così che nessuno potrà fermare i nostri pensieri.

Noi creeremo in Cyberspace la civiltà della Mente. Sarà forse più umana e giusta di quel mondo che i vostri governi hanno costruito finora.
Davos, Svizzera - 8 febbraio 1996.
John Perry Barlow,
Dissidente Cognitivo e Co-fondatore della Electronic Frontier Foundation

"È solo l'errore che ha bisogno del sostegno del governo. La verità può esistere da sola" (Thomas Jefferson, Notes on Virginia)


Declaración de la independencia del Cyerspace
de John Perry Barlow

Gobiernos del mundo industrial, cansados gigantes de carne y acero, vengo del Cyberspace, la nueva casa de la mente. Por el futuro, les pido, entidades del pasado, nos dejen solos.
Nosotros no hemos elegido un gobierno y es posible que nunca elijamos tener uno; con esta libertad, que habla por si misma, me dirijo a ustedes. Declaro que el entero espacio social que estamos construyendo es por su propia naturaleza independiente de las tiranías que ustedes quieren imponernos. No tienen ningún derecho de gobernarnos y no poseen ningún método de constricción del cual se pueda razonablemente tener miedo.
Los Gobiernos reciben su poder del consenso de sus gobernados. Nada de eso nos han pedido ni nada de eso les hemos otorgado. Tampoco los invitamos. Ustedes no nos conocen, ni conocen nuestro mundo. El Cyberspace no está dentro de sus fronteras. No piensen que éste se puede construir como si fuese un proyecto de una cosa pública. No pueden hacerlo. Es un acto de la naturaleza y se desarrolla colectivamente por medio de las acciones de todos nosotros.
No han tomado parte en nuestras grandes y participativas conversaciones ni han creado el valor de nuestros mercados. Ustedes no conocen nuestra cultura, nuestra ética, y ni siquiera los códigos no escritos, que dan a nuestra sociedad más orden de aquel que podría haber si fuese regido por medio de sus imposiciones.
Ustedes afirman que existen problemas entre nosotros que ustedes deben resolver. Esta afirmación es un pretexto para invadir nuestra áreas. Muchos de esos problemas son inexistentes. Si hay conflictos, si hay errores, nosotros los identificaremos y los enfrentaremos con nuestros medios. Estamos construyendo nuestro contrato social. Este poder se desarrollará según las características de nuestro mundo y no con las del de ustedes. Nuestro mundo es distinto.
El Cyberspace consiste de transacciones, de relaciones y de pensamientos en sí, que son como una onda permanente en la telaraña de nuestras comunicaciones. Nuestro mundo se encuentra al mismo tiempo en todas partes y en ningún lugar, pero no donde los cuerpos viven.
Estamos creando un mundo en el cual todos puedan entrar, sin privilegios ni prejuicios basados en la raza, el poder económico, la fuerza militar o la condición social.
Estamos creando un mundo en el cual cada uno, en cada lugar pueda exprimir sus ideas, por más singular que estas sean, sin miedos a ser obligado al silencio o al conformismo.
Sus conceptos de propiedad, expresión, identidad, movimiento y contexto en nosotros no se aplican. Estos se basan en la materia, que aquí no existe.
Nuestras identidades no tienen cuerpo, así, a diferencia de su mundo, no podemos imponer orden a través de la coerción física. Nosotros creemos que nuestra conducción se generará de la moral, de nuestro interés personal iluminado, del mercado común. Nuestras identidades pueden ser distribuidas por muchas de sus jurisdicciones. La única ley que nuestra cultura constituida reconocerá será la Ley Aurea. Sobre su base esperamos ser capaces de adoptar las soluciones necesarias. No podemos, sin embargo, aceptar las soluciones que ustedes están tratando de imponer.
En los Estados Unidos se aprobó una ley, la "Telecommunications Reform Act" (ndr: exánime por anticonstitucional y, como sea, inaplicable) que está en contradicción con la Constitución norteamericana y que insulta los sueños de Jefferson, Washington, Mill, Madison, DeToqueville y Brandeis. Son estos sueños los que deben renacer en nosotros.
Están aterrorizados por sus hijos, ya que ellos nacieron en un mundo que les es propio donde ustedes son intrusos. Ustedes les temen, de cobardes, encomendando sus responsabilidades paternales a sus burocracias. En nuestras casas los sentimientos y las expresiones de humanidad, desde la más simple a la más angélica , son una parte de un todo sin fronteras, la conversación global de los bits. No podemos separar el aire sofocante del aire que mueven las alas de un ángel.
En China, Alemania, Rusia, Singapur, Italia y Estados Unidos, los estados están buscando de bloquear el contagio del virus de la libertad, construyendo controles fronterizos en el Cyberspace. Podrán tal vez imponerse por un poco de tiempo, pero el bloqueo no podrá jamás funcionar en un mundo en el cual los bits se expandirán por todas partes.
Sus industrias de la información se están poniendo obsoletas e intentan perpetuarse proponiendo leyes, en Estados Unidos y en otros países, que propenden manejar un discurso por todo el mundo. Estas leyes declaran que las ideas son otro producto industrial, no más nobles que un lingote de hierro. En nuestro mundo, todas los productos de la mente humana pueden ser copiados y distribuidos gratis infinitamente. La comunicación global del pensamiento no tiene más necesidad de sus industrias para que pueda llevarse a cabo.
Estas medidas, crecientemente hostiles y coloniales, nos ponen en la misma situación de aquellos viejos amantes de la libertad y de la autodeterminación que fueron obligados a rechazar la autoridad de poderes lejanos y poco informados. Nosotros declaramos nuestras conciencias virtuales inmunes de su soberanía, aún si tiene el poder de gobernar nuestros cuerpos. Nos expandiremos por toda la tierra de forma que ninguno podrá parar nuestros pensamientos.
Nosotros crearemos en el Cyberspace la civilidad de la Mente. Será quizá más humana y justa que el mundo que sus gobiernos han construido hasta ahora.
Sólo el error tiene necesidad de ser sostenido por el gobierno. La verdad puede existir por sí misma (Thomas Jefferson, Notes on Virginia).


Une déclaration d'indépendance du cyberspace
John Perry Barlow

Hier, le grand invertébré qui loge à la Maison Blanche a apposé sa signature au bas du texte de la loi de 1996 sur la "réforme" des télécommunications, pendant que Tipper Gore prenait des photos numériques de l'événement afin de les publier dans un livre qui sera intitulé 24 Hours in Cyberspace (24 Heures dans le cyberspace).
J'avais également été invité à contribuer à ce livre en écrivant un texte d'actualité. Mais étant donné le caractère infâme des contrôles que cette loi cherche à imposer sur le Net, j'ai pensé qu'il était temps de déverser quelques balles de thé sur les quais du port virtuel [Allusion à la "Boston Tea Party" (1773), émeute au cours de laquelle ont été détruites des cargaisons de thé appartenant à la Compagnie des Indes en réponse aux taxes instituées par le gouvernement britannique. Cette émeute fut un des premiers incidents de ce qui devait devenir la guerre d'indépendance des États-Unis (n. d. t.)].Car la loi sur la "réforme" des télécommunications, adoptée par le Sénat à une écrasante majorité (avec seulement 5 voix contre) rend en fin de compte illégal, sous peine d'une amende de 250 000 dollars, le fait de dire "merde" sur le réseau. Ou, d'ailleurs, de dire n'importe lequel des 7 gros mots interdits d'antenne à la radio et à la télévision. Ou de discuter au grand jour de l'avortement. Ou de parler des autres fonctions corporelles autrement qu'en utilisant un vocabulaire médical aseptisé.Elle tente de placer sur les échanges qui se mènent dans le cyberspace des contraintes plus restrictives que celles qui existent à la cafétéria du Sénat, où chaque fois que j'ai eu l'occasion d'y prendre un repas j'ai entendu des sénateurs utiliser des expressions gratinées.
Cette loi nous a été parachutée par des gens qui n'ont pas la moindre idée de qui nous sommes ou de ce qu'est ce territoire où ont lieu nos échanges. Ainsi que le dit mon ami Louis Rossetto, rédacteur-en-chef du magazine Wired, c'est comme si "les illettrés pouvaient vous dire ce qu'il faut que vous lisiez."Eh bien, qu'ils aillent se faire foutre.
Ou plutôt, profitons de l'occasion pour prendre congé d'eux, maintenant. Ils ont déclaré la guerre au cyberspace. Montrons-leur l'étendue de notre pouvoir, de notre ruse et de notre capacité à surprendre lorsqu'il s'agit pour nous de nous défendre.
Avec le sens de la disproportion qui me caractérise, j'ai écrit un texte dont j'espère qu'il sera un des nombreux moyens qui nous permettront de nous défendre. Si vous le trouvez utile, j'espère que vous le diffuserez aussi largement que possible. Vous pouvez en retirer ma signature si vous le souhaitez, car je n'accorde aucune importance au fait qu'on m'attribue ou non sa paternité. Vraiment aucune.Mais j'espère que ce cri se fera entendre à travers tout le cyberspace, qu'il croîtra, qu'il se clonera, qu'il mutera jusqu'à ce que son volume égale celui de l'idiotie qu'on vient de nous infliger. Je vous fais le cadeau d'...une déclaration d'indépendance du cyberspace
Gouvernements du monde industrialisé, géants fatigués de chair et d'acier, je viens du cyberspace, le nouveau domicile de l'esprit. Au nom du futur, je vous demande, à vous qui appartenez au passé, de nous laisser en paix. Vous n'êtes pas les bienvenus parmi nous. Vous n'avez aucune souveraineté sur le territoire où nous nous assemblons.
Nous n'avons pas de gouvernement élu, et il est peu probable que nous en ayons un un jour : je m'adresse donc à vous avec la seule autorité que m'accorde et que s'accorde la liberté elle-même. Je déclare que l'espace social global que nous construisons est naturellement indépendant des tyrannies que vous cherchez à nous imposer. Vous n'avez aucun droit moral à nous gouverner, et vous ne possédez aucun moyen de faire respecter votre autorité que nous ayons de bonnes raisons de craindre.Les gouvernements trouvent le fondement de leur pouvoir légitime dans le consentement des personnes qu'ils gouvernent. Vous n'avez ni sollicité ni obtenu le nôtre. Nous ne vous avons pas invités. Vous ne nous connaissez pas, et vous ne connaissez pas non plus notre monde. Le cyberspace ne se trouve pas à l'intérieur de vos frontières. Ne pensez pas que pouvez le construire comme s'il était un de vos Grands Travaux. Vous n'y arriverez pas. C'est un phénomène naturel qui croît de lui-même, par nos actions collectives.Vous n'avez pas pris part aux grands débats qui nous ont réunis, et vous n'avez pas non plus créé la richesse de nos marchés. Vous ne connaissez ni notre culture, ni notre éthique, ni les codes non-écrits qui ordonnent déjà notre société mieux que ne pourraient le faire n'importe lequel des règlements que vous prétendez nous imposer.
Vous dites qu'il existe chez nous des problèmes que vous devez résoudre. Vous prenez prétexte de cela pour faire intrusion dans notre espace. Beaucoup de ces problèmes n'existent pas. Là où il y aura de véritables conflits, là où des torts seront effectivement causés, nous les identifierons et nous les traiterons avec nos moyens. Nous sommes en train de mettre en place notre propre Contrat Social. Nous nous gouvernerons en fonction des conditions qui prévalent dans notre monde, pas dans le vôtre. Car notre monde est différent.Le cyberspace est fait de transactions, de relations et de pensée, circulant en un flot ininterrompu sur nos canaux de communication. Notre monde est à la fois partout et nulle part, mais il ne se trouve pas là où vivent les corps.
Nous sommes en train de créer un monde ouvert à tous, sans privilège ni préjugé qui dépende de la race, du pouvoir économique, de la puissance militaire ou du rang à la naissance.Nous sommes en train de créer un monde où chacun, où qu'il soit, peut exprimer ce qu'il croit, quel que soit le degré de singularité de ses croyances, sans devoir craindre d'être forcé de se taire ou de se conformer.Les concepts de votre droit en matière de propriété, d'expression, d'identité, de mouvement et de circonstances ne s'appliquent pas à nous. Ils ont leur fondement dans la matière, et il n'y a pas de matière ici.Nos identités n'ont pas de corps : donc, contrairement à vous, nous ne pouvons pas faire régner l'ordre au moyen de la force physique. Nous pensons que c'est à travers l'éthique et l'intérêt bien compris de chacun et de la communauté dans son ensemble que va surgir notre mode de gouvernement. Nos identités sont probablement dispersées à travers un grand nombre de vos juridictions. La seule loi que toutes les cultures qui nous constituent seraient prêtes à reconnaître est la Règle d'Or de l'éthique. Nous espérons que nous serons capables de construire nos propres solutions sur cette base. Mais nous ne pouvons pas accepter les solutions que vous essayez d'imposer.
Aux États-Unis, vous venez aujourd'hui de créer une loi, la loi sur la réforme des télécommunications, qui renie votre propre Constitution et qui est une insulte aux rêves de Jefferson, Washington, Mill, Madison, Tocqueville et Brandeis. C'est nous qui devons maintenant faire renaître ces rêves.Vous avez une peur panique de vos propres enfants, car ils sont nés dans un monde où vous serez à jamais immigrants. Parce que vous avez peur d'eux, vous confiez à vos bureaucraties les responsabilités parentales que vous êtes trop lâches pour exercer vous-mêmes. Dans notre monde, tous les sentiments et toutes les expressions de l'humain, du plus dégradant au plus angélique, font partie d'un tout inséparable, l'échange global des octets. Il n'est pas possible de séparer l'air qui peut éventuellement étouffer certains de ceux qui le respirent de celui qui permet aux oiseaux de voler.
En Chine, en Allemagne, en France, en Russie, à Singapour, en Italie et aux États-Unis, vous essayez de tenir à l'écart le virus de la liberté en érigeant des postes de contrôle sanitaire aux frontières du cyberspace. Peut-être que ceux-ci empêcheront la contagion un certain temps, mais ils ne fonctionneront pas dans le monde de l'omniprésence des médias transporteurs d'octets.Vos industries de l'information, de plus en plus obsolètes, cherchent à se perpétuer en proposant des lois, en Amérique et ailleurs, qui ont la prétention de confisquer à leur profit jusqu'à la parole même à travers le monde. Ces lois cherchent à transformer les idées en un produit industriel comme les autres, au même titre que les lingots de fonte. Dans notre monde, tout ce que l'esprit humain peut créer peut être reproduit et distribué à l'infini sans que cela ne coûte rien. Le transmission globale de la pensée n'a plus besoin de vos usines pour se faire.
Ces mesures de plus en plus hostiles et colonialistes nous placent dans la même position que les amoureux de la liberté et de l'auto-détermination qui lors d'époques précédentes ont dû rejeter l'autorité de pouvoirs distants et mal informés. Il nous faut déclarer que nos identités virtuelles ne sont pas soumises à votre souveraineté, alors même que nous continuons à consentir à ce que vous gouverniez nos corps. Nous allons nous disperser sur toute la planète de manière à ce que personne ne puisse arrêter nos idées.Nous allons créer une civilisation de l'esprit dans le cyberspace. Puisse-t-elle être plus juste et plus humaine que le monde qu'ont construit vos gouvernements auparavant.Davos, Suisse 8 février 1996.
«Seule l'erreur a besoin du soutien du gouvernement. La vérité peut se suffire à elle-même». Thomas Jefferson, Notes on Virginia (Notes sur la Virginie)

Per jefferson compleanno si consiglia un altro blog appartenente all non-catena monticello bloggers cioè krillix




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    ¿ N°1O Click? Dal Montana (aprile 2005)
    Impara tutto su Big Sky Country, lo Stato cinema-cinema che lega Presidenti e mangia carni piemontesi e toscane. In più impari l'arte.. E le migliori webcam dello Stato più bello d' America. Poi con St. Mary webcam puoi vedere dal vivo gli Elk (è il cervo americano) Click!

    ¿ N°7 dal Connecticut(febbraio 2005)
    Philip Roth stanato
    sul lago Waramaug. Foxwood il più grande Casino d'America e Pequote (non Mohicani) gli Indiani più ricchi di US Click!


    ¿ N°9 da South Dakota (marzo 2005)
    Da Eagle Butte a Mt Rushumore facendo gli indiani con Crazy Horse che è sosia di Marco Pannella Click!

    ¿ N°8 San Valentino 2005
    a Manhattan, ma tu senza belly-dancer.
    E Love potion secondo gli uomini medicina Soshone, Algonquin, Mowak, Cherokee, e Passamaquoddy: La Filipendula rubra o Queen of the prairie che in più è anche meglio di Viagra. Click!

    ¿ N°14 dall' Oregon (settembre 2005)
    l' unico stato con bandiera double face - Marcello Pera vince sulla Mora - e che ha sindaci marxisti Click!

    ¿ N°15 dal Minnesota
    numero ridotto. Ma conoscerai lo sheriffo di Mist County e le prese per il culo di Garrison Keillor. Click!

    ¿ Breve supplemento da Wyoming
    Wind River County, alci & shoshones & arapaho. E se sei anticaccia stai contro gli indiani. Click!
    .2 SUPPLEMENTO GRANDE CINEMA:
    (recensioni)
    . In assoluto i due migliori film di Natale della storia del cinema: volendo bene a un raccoon in tutte le lingue del mondo financo nel cerchio della morte.

    . Maialate all' ordre du jour: sesso e "Pussy for dummies".

    Omaggio e dritte su Artie J. Mitchell e il suo "The Grafenberg Spot" del 1985 e a Michael Beckerman (Michael L. Raso da Jersey City NJ) presidente dell' ei Independent Cinema. Poi apoteosi per Vicky Vickers , aka Raven, porno diva preferita dai coon.




    . "Il Caymano" ovvero Affida una lacrima al vento (2004)

    L' esordiente (in italo belga nato in sud Tirolo, grande attesa tra le voci antiche della canzone dell' emigrazione. Con echi di Mino Guerrini: "Riuscirà l'avvocato Franco Benenato a sconfiggere il suo acerrimo nemico il pretore Ciccio De Ingras?" del 1971).




    . Le donne e la Famiglia nel festival di Joskinville 2006: Le Marie Antoinette e le dolci nipoti Sissi delle M.me Bovary



    . Silent Movie 1976 e la campagna elettorale 2006. Would you mind dancing with a mild-mannered pervert?

    .3 SUPPLEMENTI COOLTURA ALTA:
    Data under construction
         


    "Ci dovrebbe essere un
     Lower East Side nella
     vita di ognuno di noi
    "
    Irving Berlin
    ***

    "... di quel lower east side 1910 che non fosse segnato...
    il rettangolo compreso fra la Bowery, East 4th Street, Second Avenue e East 3rd Street contava quattro saloon, cinque caffè, due club, tre teatri .....
    America e Germania e Irlanda e Italia e Russia e Cina, protestanti e cattolici e ebrei e confuciani, inglese e yiddish e tedesco e italiano e cantonese ...
    dove per tanti anni aveva abitato il poeta W.H. Auden e nell' immaginarlo ciabattare - i piedi doloranti nelle grosse pantofole - attraverso le stanze ingombre di libri del suo appartamento, preso dalla stesura del libretto per il Rake' Progress di Stravinskij , o navigare britannicamente distaccato - la faccia rugosa, ogni linea un verso - nella psichedelica confusione degli anni sessanta , in quello che per lui era sempre stato il "Lower East Side" e mai l'"East Village"; e poi nello scoprire che , nel 1917, nel seminterrato dello stesso edificio, c'erano stati gli uffici del "Novy Mir", pubblicato a New York da tre esuli di nome Nicholaj Bucharin, Alexandra Kollontaj e Leone Trotskij, e nell' immaginarmi il fervore di vita politica cinque gradini sotto il livello della strada, l'entusiasmo irrefrenabile alle prima notizie dei moti rivoluzionari..."

    da Mario Maffi
    NEW YORK,
    L' isola tra le colline

    Feltrinelli 2003
         
         


    A coonz' Anthem:

    ¿UN CLICK PER ASCOLTARLO!

    ***

    "... Well the smart money's on Harlow and the moon is in the street
    And the shadow boys are breaking all the laws
    And you're east of East Saint Louis and the wind is making speeches
    And the rain sounds like a round of applause
    And Napoleon is weeping in a carnival saloon
    His invisible fiancee's in the mirror
    And the band is going home, it's raining hammers, it's raining nails
    And it's true there's nothing left for him down here

    And it's time time time, and it's time time time
    And it's time time time that you love
    And it's time time time

    And they all pretend they're orphans and their memory's like a train
    You can see it getting smaller as it pulls away
    And the things you can't remember tell the things you can't forget
    That history puts a saint in every dream

    Well she said she'd stick around until the bandages came off
    But these mama's boys just don't know when to quit
    And Mathilda asks the sailors "Are those dreams or are those prayers?"
    So close your eyes, son, and this won't hurt a bit

    Oh it's time time time, and it's time time time
    And it's time time time that you love
    And it's time time time

    Well things are pretty lousy for a calendar girl
    The boys just dive right off the cars and splash into the street
    And when they're on a roll she pulls a razor from her boot
    And a thousand pigeons fall around her feet

    So put a candle in the window and a kiss upon his lips
    As the dish outside the window fills with rain
    Just like a stranger with the weeds in your heart
    And pay the fiddler off 'til I come back again

    Oh it's time time time, and it's time time time
    And it's time time time that you love
    And it's time time time
    And it's time time time, and it's time time time ...


    Time, Tom Waits:

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    .
    Winona Rider















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