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Da lettere a belly dancer e a brain model scripta volant lontano Nolita non ionia Bazarov e Krilla in più

Lettera per Carmela, belly-dancer al Village, & Nina, brain-model in viaggio

PIÙ DUE SPERATI RITORNI AL CANNOCCHIO
(Il nipote - prodigo di referendum - Bazarov e la nipote Krillix)
poi anche un Baz anticipante in coda al Rocking Auden Award 2007
Mie care. Il vecchio è screanzato quel tanto che basta a scrivere per tutte due le stesse cose. È un fatto! E d' estate mi siete tanto mancate.
Siete per me intercambiabili, quella che cammina arretrando/parlando muovendo le mani nel vento inaspettatamente asciutto di simil boulevard che sente di primo autunno, Woody Allen, 125ma st o bastione, l' altra con la fronte abbassata sul libro che sta leggendo in viaggio - in treno o in volo stessa cosa - e che ogni tanto alza la testa e nasconde un sorriso. Distinguo l' una dall' altra solo per piccoli dettagli visto che siete del sud e oceanine di opposte  sponde  parlate con lo stesso accento quasi toscano e perchè egualmente responsabili una del mio arrivo l' altra del mio restare tra i blogger(z).Vi scrivo di bloggin'. Vi intrigherà. Spero.

Blog(z) manent scripta volant, lontano:

L' orale sapiente, che sapeva volare oltre l' autoreferente degli scriventi leggenti, nel periferico quartierino di short memory ch'è il bloggin' dove nessuno legge i post di un'ora prima se secondi in homepage, ha ceduto le sue qualità alla stampa, agli scripta del giornalismo cartaceo. Sì! E non lo dico per simpatia, ma perchè ragiono in termini di "duro che duri".

Due esempi. Il primo, riguarda Krilla e Ann Coulter, la polemista. Krillix, ch'è a destra con la Brambilla, ogni tanto scrive di Ann sul blog: qualche commento e poi via dimenticandocene. Però il 9 ottobre, con 4000 battute per il Giornale sull' ultimo libro "If Democrats Had Any Brains, They'd Be Republicans", è riuscita a regalarci una Coulter "the left's worst nightmare". Questo regalo resterà vivo sul sito del Giornale perchè chi cercherà con Google.it "Ann Coulter" trovandolo lo leggerà, solo su un blog invece, perchè datato 9 ottobre 2007, sarebbe già stramorto.

L' altro esempio è di critica letteraria e riguarda un articolo del nipote Bazarov pubblicato dal Rifo il 7 febbraio 2007 (8 mesi fa!). Me l' ero perso ma Baz ha voluto aggiungermelo in commento nel post giocoso che prendendo due cavalli con una postata festeggiava il centenario della nascita di Auden nei giorni del trentaquattresimo della sua morte con un rockin' centaur dalla faccia di Wystan Hugh. Un vecchio articolo quello di Baz che metto qui sotto perchè voi due lo leggiate un po' impaginato. Un vecchio pezzo cartaceo che però a cinque ore dal taglia incolla ha registrato giù il primo commento sul post - è stata nefeli a farlo - che parlasse anche di qualcos' altro rispetto alle proprie giocate.


del 7 febbraio 2007
(Pezzo su "zio" Auden di) Antonio Funiciello

Quando poche settimane fa The Indipendent lanciò l’allarme, molti nel mondo letterario anglosassone si sentirono interpellati: l’Inghilterra ha già dimenticato Auden e le celebrazioni del suo centenario rischiano di passare in gran sordina. Il poeta le cui opera concorre al successo dei film inglesi (si ricordi la sua Funeral Blues in Quattro matrimoni e un funerale), l’autore della poesia 1 settembre 1939, che New York scelse di cantare per rimettersi in piedi dopo l’attacco dell’11 settembre («…l’indicibile odore della morte / offende la notte di settembre»), è stato già dimenticato dal paese che gli diede i natali, l’Inghilterra, e da quello che lo accolse come suo nuovo cittadino, gli Stati Uniti d’America: il percorso inverso di Thomas S. Eliot.

A consultare il sito della Auden Society (audensociety.org) però, quell’allarme non pare molto giustificato. Da York, dove è nato il 21 febbraio del 1907, e da Durham e Londra, attraversando l’atlantico verso New York , New Haven, e risalendo la East Coast fino in Canada, il mondo che parla inglese non sembra affatto essersi dimenticato di Wystan Auden. E l’impressione è che voglia ancora parlare con lui.

Berardinelli ha scritto che il poeta Auden è soprattutto un uomo che parla e la sua poesia non è che un continuo commento alla realtà. Una tale, audace consapevolezza del distacco plastico tra linguaggio ed essere, un tale oggettivo ribaltamento della prospettiva estetica heideggeriana, ha avuto un’eco che ancora oggi si avverte in molta poesia contemporanea. Per quanto, in verità, i poeti d’oggi vivano generalmente questo distacco con un’immediatezza stilistica e un pressappochismo retorico che non sarebbero affatto piaciuti a Auden. Il suo relativismo estetico è difatti profondamente pensato. A leggere i suoi saggi editi in Italia da Adelphi (anche le recentissime e brillanti Lezioni su Shakespeare) ci si accorge di quanta poca fiducia egli riponga nella possibilità di essere compreso, di come anzi la conoscibilità dei suoi versi sia l’ultima delle preoccupazioni che agitano il suo animo di poeta. Auden vuole che la sua poesia parli agli altri e immagina che ciò sia possibile proprio a scapito della comprensione.

Da Eliot aveva imparato, dopo essersi agilmente sottratto al pantano ideologico (mezzo freudiano, mezzo marxista) dei primi anni, la lezione sull’impersonalità dell’opera d’arte. Ma mentre in Eliot essa è la premessa ad una ontologia estetica che finisce (ambisce) spesso a perdere i contatti con la realtà e si eleva su un piano superiore per legiferare, in Auden resiste ad ogni mistica forza o debolezza. Per lui la poesia è impersonale perché il significante ha molto meno che fare col significato e la sua comunicazione di quanto la semiotica pretenda. Questa vertigine che condivide il poeta in bilico come un saltimbanco sul filo teso che sovrasta l’abisso tra linguaggio e realtà, consente ad Auden di non perdere mai quella prodigiosa ironia che ha imparato da Kierkegaard e che Eliot smarrisce nella cristologia dell’ultima fase della sua opera. Così può schernire Shelley e i suoi “misconosciuti legislatori del mondo” «che può essere la definizione dei membri della polizia segreta, ma non quella dei poeti».

Auden è veramente un poeta diverso. La sua poesia è un lungo, ininterrotto discorso, che può modificare per strada tono e finanche registro, per quanto riesca a non infrangere mai la sua costitutiva unità discorsiva. Il poeta parla ai suoi lettori sapendo di avere interessi differenti dai loro, interessi che possono coincidere solo per caso, ma è in fondo meglio per tutti che non coincidano mai. Gli interessi più vari animano una poesia irregolare in maniera regolarissima, che mentre dice, si pensa, e fa tesoro nel prosieguo della sua meditazione. In questo Auden somiglia molto a Bellow: un narratore per cui la riflessione è costantemente congruente alla rappresentazione. Non deve sorprendere l’accostamento tra prosa e poesia. Perché il discorso poetico di Auden è prosastico, sebbene intenda sempre fare felicemente i conti con i modelli e le prescrizioni della metrica: «Benedette tutte le leggi della metrica che vietano risposte automatiche: / ci costringono a una riflessione, liberando dalle pastoie dell’Io».
Esattamente quello che poco si fa oggi. Picasso arrivò a dipingere come Michelangelo, prima di scontare l’insoddisfazione per la figura e il suo universo di significati, che non gli comunicavano più un senso. Solo allora si diede a scomporre quell’universo di forme per ricomporle a suo piacimento e rinvenire il senso perduto. Auden fa lo stesso con le leggi della metrica. Le conosce così perfettamente da potersi adoperare nella loro dilatazione con tutto il vigore di cui è capace. Ogni sua composizione è un anello di gomma di cui egli sperimenta fino allo stremo l’elasticità. E il miracolo di Auden consiste nel riuscire a provare la capacità elastica di ogni singola poesia fino a intrecciarle l’una con l’altra, come una catena, per garantirsi al fine l’unità del suo discorso poetico.

«E gli scrittori in politica?», gli chiese Michael Newman in un’intervista rilasciata poco prima di morire. Risposta: «L’arte non può nulla. La storia politica e sociale d’Europa sarebbe la stessa anche se Dante, Shakespeare, Michelangelo, Mozart, eccetera non fossero vissuti. Un poeta, in quanto tale, ha un solo compito politico: quello di dare l’esempio nell’uso appropriato della propria lingua madre». Il poeta è l’individuo che per definizione non può cedere alle lusinghe della realtà. Parafrasando Pessoa, Auden sembra dirci che la sua patria è la lingua inglese e la sua intera esistenza si è esaurita nell’esercizio dialogico istituito dal monologo discorsivo della sua poesia. Forse Auden attende che gli si risponda, che ci si incarichi di ricambiare l’attenzione che egli ci ha rivolto. La sua poesia è la prima lunga battuta di uno scambio che deve ancora cominciare. Uno scambio iniziale, come quello dei due primi ateniesi curiosi l’uno dell’altro, che conversando amabilmente nell’agorà considerarono l’ipotesi che l’altro, a differenza di sé, potesse essere nel giusto. Lì cominciò quello che oggi, seppure con tanta fatica, continuiamo a chiamare Occidente. A cento anni esatti dalla sua nascita, l’ironia di Auden suggerisce che a quel dialogo iniziale bisogna tornare e in esso sostare a lungo: «Si parla con persone a cui si ha qualcosa da dire: in questo modo le cose filano più lisce. E io credo che il prerequisito fondamentale della civiltà sia la capacità di condurre una conversazione educata».



Care Nina e Carmela
Vi penso 'sedendomi' accanto a una Solitaria figura a Teatro davanti a un sipario calato, quella cosa grigio argento larga un palmo ch' è a Whitney Museum e che di Hopper è di gran lunga il mio quadro preferito. Una figura buona almeno per noi tre e nella quale anche tu Nina mi hai confessato di identificarti. Quadro che solo io in Web metto così grande e qui: largo la metà dell' originale. (US Code, Title 17 which allows..)







Con fiato/gia[z][z] niuiorchese - so che vi piace - hugz' n' kisses dal sempre vostro (di voi due intendo) Coon
Soppy Raccoon - Schmalz dealer since 10/4/2004.
Arbutus berries (corbezzole), jujubees (giuggiole)
near RIOC, 59th St. and 2nd Av. NY 10022.
Roasted chestnuts, Carmine St. NY 10014.

E se non volete far wallflower lo balliamo..

Gerry Mulligan Lonesome Boulevard Wallflower 




Aggiornamento Partito Democratico:
per il gran successo di Walter e Dario
billy the coon ci mette anche la faccia
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Pubblicato il 12/10/2007 alle 0.16 nella rubrica Lettere a una belly dancer.

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